Il lutto e la prevenzione del suicidio in Terapia Familiare

  • 29 ottobre 2005
    Seminario Internazionale a Genova, ore 10,00 – 17,30

“Il lutto e la prevenzione del suicidio in Terapia Familiare”

Dott. MARCO VANNOTTI

Marco Vannotti insegna le “medical humanities” e l’approccio sistemico in medicina alla Facoltà di Biologia e di Medicina di Losanna e alla Facoltà di Scienze dell’Università di Neuchâtel; lavora alla Policlinique Médicale di Lausanne come responsabile dell’Unité de Psychiatrie de liaison e come psicoterapeuta della famiglia. Insegna Psicoterapia della famiglia a orientamento sistemico in diversi Centri di formazione in Svizzera e in Italia.

Obiettivi del seminario

La minaccia di suicidio interpella familiari e terapeuti con tale forza che non può non stimolare intense reazioni di compassione, di paura, ma anche di rigetto, di diniego o di apparente indifferenza.

Per intervenire in tali casi è necessario:

  1. Chiarire i presupposti etici che fondano le nostre credenze circa il suicidio e le responsabilità dei terapeuti, della famiglia e del soggetto che soffre;
  2. Dar prova di empatia nel riconoscere la disperazione sottesa alla minaccia, per evitare il rischio di minimizzarne la gravità. La minaccia di suicidio possiede un forte potere di contaminazione che tocca non solo il soggetto che la proferisce, ma anche la sua famiglia, proprio perché tale minaccia costituisce un attacco ai legami di attaccamento. É quindi necessario affrontare il problema nel contesto familiare – a cui la minaccia é quasi sempre relazionata – ma le cui risorse possono proteggere il soggetto dalle sue pulsioni autodistruttrici. Dal punto di vista dell’etica, lo psicoterapeuta non può sottrarsi a una valutazione critica circa le responsabilità in atto : quella di chi proferisce la minaccia, quella dei familiari e le sue proprie riguardo a chi soffre. La responsabilità dei terapeuti é quella di individuare la presenza di ideazioni suicidarie e quella di prendere posizione quanto alla vita. Se l’uomo ha il diritto alla vita, qual’é il suo dovere di mantenersi in vita? La vita appartiene solo all’essere in cui si manifesta?

Questo seminario si propone quindi di sensibilizzare i terapeuti alla complessità del problema, e di incoraggiarli a chiarire la loro posizione etica circa il suicidio. In effetti, l’adesione al principio di vulnerabilità che impone di prestare aiuto a chi é in difficoltà può entrare in conflitto con il rispetto del principio di autonomia che riconosce al soggetto la libertà di orientare la propria vita o di rinunciarvi.

Ma la persona che pensa al suicidio, in ragione della sua determinazione, ha il diritto di sottrarre la sua persona e la sua vita alla sua famiglia, alla comunità in cui vive ? L’emergere dell’ideazione suicidaria, pur determinato dall’interazione di diversi fattori, comporta un momento di scelta e di responsabilità inalienabile. Dal punto di vista dell’empatia, certamente chi esprime una volontà di suicidio formula al tempo stesso una richiesta di aiuto, ma tiene anche a distanza il terapeuta e lo sfida sul piano della relazione. E si tratta di una sfida forte e ineludibile, come tutte quelle che mettono in gioco l’esigenza di salvaguardare la vita e quella di allontanare l’orrore della morte.

Rispondervi con empatia costituisce la maniera di affrontare sul piano terapeutico il fenomeno del suicidio. Recepire il senso relazionale che può rivestire l’umano soffrire non dovrebbe però portare il terapeuta a trascurare il dovere etico della responsabilità. In particolare, l’accento esclusivo messo sulla libertà e sulla responsabilità individuale può divenire una rinuncia alla responsabilità collettiva e l’abbandono di un ideale di solidarietà.

Obiettivi pedagogici del seminario

  • Sguardo di ampio respiro sul problema del suicidio nella riflessione teorica e nella pratica clinica;
  • Acquisizione delle basi per un intervento protettivo del soggetto.

Sede dell’incontro

Centro Civico di Genova Cornigliano
Viale Narisano 14
Genova

Uscita casello autostradale Genova Aeroporto direzione centro città, oppure stazione ferroviaria di Genova Cornigliano. Viale Narisano è una piccola traversa di via Cornigliano, lato monte, raggiungibile a piedi dalla stazione ferroviaria di Cornigliano. Dalla stazione di Ge. Principe è raggiungibile con treni locali , più rapidi, o in autobus. Nella zona sono carenti i posteggi.